ALESSANDRO GASSMANN

A tu per tu con Guerrieri

 

L’attesa è finita: uno dei personaggi più amati della letteratura giudiziaria italiana approda finalmente sul piccolo schermo. Il RadiocorriereTv ha incontrato l’attore protagonista che dà corpo e voce all’avvocato penalista nato dalla penna di Gianrico Carofiglio. La serie diretta da Gianluca Maria Tavarelli è in onda il lunedì in prima serata su Rai 1

 

 

Finalmente Guerrieri arriva in Tv. Come si affronta un personaggio così radicato nell’immaginario dei lettori? È stato un lavoro di addomesticamento”?

Non l’ho addomesticato, perché un uomo così va vissuto, non domato. Siamo partiti da una base di scrittura altissima, quella dei romanzi di Carofiglio. Il nostro compito era restituire cinematograficamente la bellezza di quelle pagine. È stata la sfida interpretativa più impegnativa della mia carriera: Guido è un uomo complesso, un bravissimo penalista di Bari che affronta casi di omicidio, ma di cui seguiamo soprattutto le mille sfaccettature della vita privata.

Com’è stato lavorare con Gianluca Maria Tavarelli alla regia?

Sono felice di aver affrontato questo viaggio con lui. Gianluca è uno dei registi più forti che abbiamo; ha il dono di portare il cinema in TV senza snaturarlo. Ha creato una serie appassionante, emozionante e, a tratti, anche divertente. Ha saputo scegliere il cast giusto per rendere la serie corale: qui non c’è un “eroe” perfetto, ma un gruppo di persone che mostrano i propri difetti.

Nella serie vediamo Guerrieri tornare a boxare. Che valore ha questo sport per lui? È solo una questione di forma fisica?

Assolutamente no. La boxe è il suo specchio, il suo modo di parlare con se stesso. È lo sfogo necessario per elaborare le ingiustizie che deve superare quotidianamente. Sul ring, Guido dialoga con la propria persona e cerca di migliorarsi. È una metafora del suo stare al mondo: un uomo che non è un mero esecutore di leggi, ma uno che “parteggia” per le persone che difende.

Che ruolo gioca la città di Bari in questa produzione?

Bari ne esce bellissima, misteriosa, quasi magica, specialmente nelle scene notturne. È a tutti gli effetti la seconda protagonista della serie.

Tra i faldoni dello studio, l’aula di tribunale e i vicoli della città, quale dimensione di Guerrieri ha preferito interpretare?

Come attore, ho amato profondamente la parte giuridica. Essendo Carofiglio un uomo di legge, era necessaria una precisione assoluta. Volevo essere credibile per chi fa questo mestiere davvero. Durante il dibattimento avevamo sul set veri avvocati penalisti che seguivano la costruzione dei processi; ricevere i loro complimenti è stato il regalo più grande.

Carofiglio dice spesso che “la verità è un’idea complessa”. Cosa rappresenta per lei e per il suo personaggio?

Per Guerrieri la verità è essenziale, vive per perseguirla. Personalmente, io sono uno che tende a dire sempre quello che pensa; mia moglie mi rimprovera spesso per questo, ma credo sia il modo migliore di vivere. Mi affascinano le fragilità di Guido: non nasconde i suoi errori, non si vergogna di chiedere scusa o di piangere. In un mondo che insegue la perfezione, io cerco personaggi fallaci, imperfetti. Sono i più interessanti da raccontare.

Cosa si augura per il futuro di questo progetto?

Un attore deve rappresentare una vita. Io fingo di essere altri e spero che la gente ci creda. Guerrieri mi ha regalato l’orgoglio di portare in scena un uomo dedito alla giustizia ma profondamente umano. Continuerò a farlo finché avrò storie così potenti da raccontare.