Film tv
La purezza del bene
La storia di un uomo capace di incarnare lo spirito francescano nella contemporaneità, un San Francesco moderno e siciliano, nato a Palermo negli anni Sessanta in una famiglia di imprenditori, che scelse di abbandonare un’esistenza agiata per dedicarsi interamente agli ultimi, vivendo accanto ai senzatetto della sua città una vita di solidarietà, accoglienza e povertà. “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte” domenica 11 ottobre in prima serata su Rai 1
Il racconto della straordinaria vita di Fratel Biagio Conte, definito da molti “il nuovo San Francesco” è al centro del film tv Rai “Sul cammino di Francesco – La vita di Biagio Conte” diretto da Costanza Quatriglio. Realizzato con il Patrocinio del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo Centenario della morte di San Francesco d’Assisi, che ricorre quest’anno, il film – che vede protagonista Alessio Vassallo affiancato da Donatella Finocchiaro nel ruolo di Rosa, Antonio Catania e Alessandra Fazzino in quelli dei genitori Giuseppe e Maria, Giuseppe Spata nel ruolo dell’amico – ripercorre la storia di un uomo capace di incarnare lo spirito francescano nella contemporaneità. Sul piccolo schermo la storia di un San Francesco moderno e siciliano, nato a Palermo negli anni Sessanta in una famiglia di imprenditori, che scelse di abbandonare un’esistenza agiata per dedicarsi interamente agli ultimi, vivendo accanto ai senzatetto della sua città una vita di solidarietà, accoglienza e povertà. L’opera, della durata di 100 minuti circa, segue Biagio Conte nella sua scelta di vita radicale, dal suo pellegrinaggio ad Assisi al successivo ritorno a Palermo e ai numerosi incontri che lo porteranno a fondare la sua comunità insieme ai senzatetto della stazione, dando vita alla figura di Fratel Biagio. Un’eredità di fede e solidarietà che continua ancora oggi con la Missione di Speranza e Carità – fondata nel 1991 da Biagio Conte e, a seguito della sua morte avvenuta nel 2023, portata avanti da Don Pino Vitrano – che accoglie e favorisce il rientro nel tessuto sociale ai senzatetto e a tutti i bisognosi della comunità siciliana e non solo. Ad arricchire il racconto è la città di Palermo, protagonista insieme ai suoi luoghi e alle sue contraddizioni: dai quartieri popolari alla stazione, dai vicoli del centro storico fino al litorale e ai palazzi monumentali. Alcune sequenze sono state girate anche nei dintorni di Assisi, nei luoghi che hanno accompagnato il percorso spirituale di San Francesco; una tappa fondamentale nella trasformazione interiore di Biagio, in quel cammino che intraprese lasciando la casa paterna e che ha rappresentato la strada nella quale ha portato avanti i suoi progetti di comunità.
La storia
Palermo, 1990. Biagio è un ragazzo come tanti, finché un giorno, senza preavviso, decide di cambiare vita. Non è più disposto a voltare lo sguardo di fronte alla sofferenza altrui: lascia i genitori, la fidanzata Anna e l’amico Tano. Rinuncia a tutto. E, solo, con uno zaino in spalla, si incammina a piedi verso Assisi, alla ricerca di un senso. La sua rinascita parte proprio da San Francesco. Ed è ad Assisi che avviene l’incontro decisivo con il senzatetto Carlos. Da quel momento Biagio riconosce la propria vocazione: dedicare la propria esistenza agli ultimi, ai diseredati, ai suoi fratelli. Tornato a Palermo, Biagio decide di condividere la vita con i senzatetto sotto i portici della stazione centrale iniziando un vero e proprio percorso missionario, prima in solitudine, poi coadiuvato da don Pino, parroco salesiano, il primo a comprendere l’unicità dell’opera di questo giovane che si prodiga per assicurare pasti decenti per i poveri. Alla stazione Biagio incontra Totò, un bambino abituato alla strada e alla legge del più forte e, con lui, Rosa, sua madre: una donna rassegnata a una vita già scritta, che ha rinunciato al suo ruolo educativo. Grazie al piccolo Totò, alla madre Rosa, a Carlos e ai tanti bisognosi che lo circondano, Biagio comprende che non basta assicurare loro cibo e coperte; serve anche un luogo che possa accoglierli e proteggerli. Individuato un palazzo storico abbandonato nel cuore di Palermo e stanco delle mancate risposte delle istituzioni, Biagio comincia un digiuno a oltranza con l’intento di scuotere le coscienze di tutti. Ottiene così l’assegnazione di una prima struttura che trasformerà in un centro di accoglienza per persone che vivono nel bisogno. Insieme a loro e con l’aiuto di molti volontari, si mette al lavoro per costruire, mattone su mattone, un riparo dignitoso per tutti. Biagio si scontra con le lungaggini burocratiche, con il disinteresse e l’indifferenza, ma soprattutto con gli interessi economici di alcuni imprenditori, tra cui il suo vecchio amico Tano, che ormai lavora con un uomo potente che ha messo gli occhi su quel bellissimo palazzo dove ora ha sede la Missione di Speranza e Carità. Con l’aumentare delle difficoltà, accresce anche la determinazione di Fratel Biagio, deciso non solo a difendere la sua Missione, ma addirittura a crearne una seconda: c’è infatti da dare riparo a Rosa e a suo figlio e a tutte quelle donne in difficoltà che hanno bisogno di un luogo sicuro da cui ripartire. Ancora una volta, Biagio userà la sola arma pacifica possibile: il proprio corpo. Attraverso un secondo logorante e pericoloso sciopero della fame, mette a rischio la propria vita per il bene degli altri. La sua forza d’animo trasforma il suo sogno in un progetto collettivo e concreto, coinvolgendo prima don Pino, Rosa, la propria madre Maria – che lo comprende e lo sostiene – e poi migliaia di persone, fino alla riconciliazione con il padre Giuseppe e con gli amici Tano e Anna, ormai sposati Fratel Biagio vince anche questa ultima battaglia e imprime un segno indelebile sulla città di Palermo, lasciando alla sua rete di volontari la certezza che nessuno debba mai restare invisibile.
La regista Costanza Quatriglio racconta
«Biagio Conte rappresenta lo scandalo della purezza del bene, con quei suoi occhi limpidi che paiono in dialogo con l’invisibile. Il racconto della scelta di un’esistenza appassionata e radicale, legata a una profondissima fede, mi ha imposto di trovare, prima di tutto in scrittura, le chiavi d’accesso da proporre al pubblico. Il giovane Biagio è figlio della Palermo dei primi anni Novanta, nella quale la bellezza antica e ferita del paesaggio urbano si rispecchia nel destino di tante persone che vivono in condizioni di miseria. Non solo i senzatetto e i diseredati, ma anche le donne in difficoltà, i bambini e le bambine fuori dal percorso scolastico, vittime di violenze e abusi legati al sistema mafioso del controllo sul territorio. Noi assistiamo al prodigio di un uomo che decide di farsi portatore di cambiamento, mettendo il proprio corpo al servizio degli altri, attraverso digiuni ostinati che hanno contribuito a formare la memoria della città. È un’offerta, quella di Biagio, che, se a uno sguardo superficiale può far pensare a un protagonista sempre al centro della scena, al contrario, mi ha portato a immaginarlo continuamente come parte di un’azione collettiva. Nella messa in scena, dunque, ho cercato di valorizzare la comunità dei poveri, la capacità di Biagio di decentrarsi nell’ascolto e nella comprensione dei bisogni dell’altro. I personaggi intorno a lui hanno tutti una voce distinguibile; valorizzare per ciascuno un proprio percorso narrativo è stato un modo per rispettare l’ispirazione francescana che ha portato Biagio a riconoscere la dignità di ognuno, anche quando questa sembrava ormai perduta. Con la scelta del tono e del cast – al quale hanno partecipato bravissimi attori palermitani e siciliani, così come persone bisognose realmente accolte nelle comunità fondate da Biagio – ho voluto dare al film una certa leggerezza, laddove il dramma si stempera nell’incontro amoroso che nasce dall’empatia. È stato bello e importante chiamare a recitare gli abitanti della Missione di Speranza e Carità. Loro hanno Biagio nel cuore e la loro presenza ha regalato al film una sincerità disarmante. La città è testimone e si riverbera in ciò che vediamo. Così come Monte Pellegrino, dalla figura inconfondibile, che si staglia sul mare a custodire e proteggere. Noi stiamo con Biagio, con i poveri, e con i cittadini e le cittadine che reagiscono al male, cominciando a vedere quello che prima non vedevano. E noi con loro ci rispecchiamo con profonda emozione nel bisogno di tornare all’umano, di «rimboccarci le maniche e metterci a lavorare», oggi come allora, «ognuno con i mezzi che ha», come amava ripetere Biagio Conte.»