EDOARDO SYLOS LABINI
L’Italia delle radici tra pagine e televisione
Con “Le città identitarie”, pubblicato con Rai Libri, attraversa venti regioni alla scoperta dei luoghi e dei personaggi che hanno costruito l’immaginario nazionale. Un racconto che prosegue in televisione con la seconda stagione di “Radix”, su Rai 3
Partiamo dal titolo del volume appena uscito per Rai Libri, “Le città identitarie”: che cosa significa questa espressione e da dove nasce l’idea del libro?
È un viaggio nei luoghi e, soprattutto, nei personaggi che hanno contribuito a formare l’identità del nostro Paese. L’idea nasce dal desiderio di riscoprire le storie custodite nella provincia italiana e di far conoscere figure che hanno lasciato un segno profondo nel nostro immaginario culturale.
“Le città identitarie” attraversa venti regioni e altrettante città o piccoli comuni. Come ha scelto i luoghi da raccontare e le figure capaci di rappresentarne l’identità?
Sono partito anche da luoghi che conosco e ai quali sono legato: Pomezia, dove sono nato e cresciuto, La Maddalena, che è il mio luogo d’elezione in Sardegna, e altre città incontrate nel mio percorso personale e professionale. Ma questa è soltanto una prima tappa, perché in Italia ci sono quasi ottomila comuni e la grande maggioranza ha meno di quindicimila abitanti. Si può arrivare a Pizzo Calabro senza sapere che proprio lì morì Gioacchino Murat, oppure visitare Loano senza conoscere le storie straordinarie legate a quel territorio. Il libro vuole far riscoprire queste piccole chicche che compongono l’identità del nostro Paese. Racconto eroi, santi, navigatori, condottieri, artisti e scrittori: tutte quelle figure che hanno costruito l’immaginario italiano.
Tra i tanti protagonisti del libro, c’è un personaggio che l’ha particolarmente sorpresa durante il lavoro di ricerca?
Sono molti i personaggi che mi hanno colpito, ma penso soprattutto a Enea e al suo legame con i territori di Pratica di Mare. Enea approda in quel territorio per fondare l’antica Lavinium, destinata a diventare la culla di Roma e dell’Occidente. Fuggendo da Troia, porta sulle spalle il vecchio padre Anchise e tiene per mano il giovane figlio Ascanio: il passato e il futuro. Questa è l’identità. Enea rappresenta il nostro viaggio lungo un percorso che nasce nel passato e ci conduce verso il futuro.
Come ha conciliato il rigore della ricostruzione storica con il ritmo del racconto?
Il lavoro è stato seguito e verificato con grande attenzione, ma il mio obiettivo era anche quello di accendere la curiosità del lettore. Chi legge deve avere voglia di andare a Chioggia per scoprire la storia del suo antico orologio, di conoscere l’ammiraglio della battaglia di Lepanto legato a Loano oppure di arrivare a Rovereto e approfondire la vicenda di Ettore Tolomei. Ogni luogo nasconde storie importanti, che potrebbero diventare film o grandi racconti. L’Italia è piena di città legate a personaggi straordinari che spesso non conosciamo.
La cultura e il racconto dei personaggi che li hanno resi celebri possono diventare strumenti concreti di rinascita?
Assolutamente sì. Il turismo culturale è molto importante e, quando si organizza un festival, si mettono in movimento numerosi comparti dell’economia. Il mio sogno è che in tutte le città italiane possano nascere festival dedicati al racconto delle loro identità. Vorrei che l’Italia dei borghi e della provincia diventasse un unico, grande festival diffuso.
Quale immagine del nostro Paese emerge dalle pagine del libro?
Emerge un’immagine straordinaria. L’Italia è un Paese formato dal DNA di tanti popoli che si sono incontrati e uniti. Questa ricchezza si ritrova anche nelle persone che hanno lasciato il segno. Nel libro troviamo il grande scultore, ma anche l’artigiano; il condottiero e la santa; la regina e il contadino. Sono tutti personaggi che, insieme, formano l’italianità e il nostro immaginario culturale.
Dal libro alla televisione: su Rai 3 è tornato “Radix”. Qual è il filo che unisce il volume e il programma e che cosa distingue, invece, i due linguaggi?
Il filo conduttore è il viaggio nei territori e nelle storie delle persone che hanno dato loro un’identità. In televisione, però, il racconto assume un linguaggio diverso e procede quasi a tempo di musica. Con la regia di Ciro D’Aniello e le musiche originali di Sergio Colicchio, la narrazione unisce immagini, parole, teatro e musica. Come accadeva in “Inimitabili”, anche “Radix” affianca un registro teatralizzato a uno giornalistico. È il mio modo di raccontare: portare nel linguaggio televisivo elementi del teatro, della musica e dell’approfondimento.
Quali novità caratterizzano questa seconda stagione di “Radix”?
La principale novità è la scelta di raccontare ciascuna città attraverso due personaggi. Due figure diverse, ma entrambe capaci di rappresentare l’identità e la storia di quel luogo. Nel corso delle puntate ci saranno inoltre nuovi incontri e ospiti legati ai territori e al mondo della cultura e dello spettacolo.
Dopo aver attraversato l’Italia con la scrittura e con la telecamera, che cosa ha scoperto del nostro Paese e quale consapevolezza vorrebbe lasciare ai lettori e agli spettatori?
Conosco bene l’Italia e la attraverso ogni settimana per i miei diversi progetti culturali. Ogni volta ho la conferma di quanto siamo fortunati. Dobbiamo amare questo Paese ed essere fieri di vivere in quella che considero la nazione più bella del mondo. Non esiste un altro Paese come l’Italia. Dobbiamo esserne consapevoli, proteggerne la bellezza e tramandarla alle nuove generazioni.