Cinema

“L’estranea” da Oscar

Il film di Paolo Strippoli è la pellicola designata a rappresentare l’Italia nella categoria Miglior Film Internazionale alla 99ª edizione degli Academy Awards: «Accogliamo con grande gioia la designazione del film “L’estranea” a rappresentare l’Italia nella corsa all’Oscar. È un risultato molto significativo, arrivato al termine di una selezione alla quale hanno partecipato numerosi film con percorsi autoriali e produttivi di alto livello. Paolo Strippoli è un giovane regista che ha già mostrato una voce molto personale e riconoscibile e una grande libertà nel confrontarsi con linguaggi e forme narrative diverse. L’estranea esprime molto bene questa sua originalità: è un film coraggioso, che utilizza i codici del cinema di genere per raccontare i legami familiari, le paure e le fragilità più profonde dell’essere umano. Dopo la presentazione in Concorso alla Mostra di Venezia e il prestigioso riconoscimento del pubblico ricevuto a Toronto, per L’estranea si apre una nuova fase del suo percorso internazionale, che affronteremo insieme al regista, agli interpreti, ai produttori di Propaganda Marina Marzotto e Mattia Oddone e a tutte le persone che hanno contribuito al film. Con 01 Distribution ci prepariamo intanto ad accompagnarlo nel suo prossimo incontro con il pubblico delle sale italiane. A tutti loro va il nostro più grande augurio» commenta Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema. Il film uscirà in sala l’8 ottobre con 01 Distribution

 

Durante un forte temporale, Anna (Jasmine Trinca) si presenta senza preavviso a casa della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) per rivelarle che l’intera storia della loro famiglia si regge su una bugia. Anna sostiene di aver stretto un patto con una misteriosa Estranea (Valeria Bruni Tedeschi) per salvare la gamba di Alice, dopo un incidente avvenuto vent’anni prima. Un patto che ha scatenato un effetto domino, causando negli anni avvenimenti terribili. L’unica che può sistemare tutto è la stessa Alice. Ma a quale prezzo?

 

Il regista, Paolo Strippoli, racconta

“Tutto quello che credi di sapere sulla storia della nostra famiglia è una bugia”

«Con queste parole Anna entra nella casa di sua figlia Alice e apre una ferita rimasta nascosta per oltre vent’anni, dando inizio a un film che è insieme una confessione, un processo al passato e un ultimo, disperato gesto d’amore. Anna ripercorre la storia della famiglia Colonna, bellissima e ambiziosa, convinta che il futuro le appartenga, e che invece si disgrega nel momento in cui si scontra con la verità più inaccettabile: il futuro è un lancio di dadi. L’Estranea è un film sulla genitorialità nel momento in cui la protezione si trasforma in possesso. Anna vuole salvare i propri figli da tutto: dalla malattia, dall’umiliazione, dal fallimento, perfino dalla morte. Ha bisogno di esercitare un controllo sul loro destino e, pur di non arrendersi all’idea che questo sia impossibile, lo affida a un’estranea incontrata in un momento di fragilità. Di lei, Anna non sa assolutamente nulla. Quante volte, da bambini, ci hanno detto di non fidarci degli estranei? Eppure, con quella donna bionda come lei, ma dotata dell’eleganza e della sicurezza che lei vorrebbe possedere, Anna può parlare. Può confidarle le proprie paure. Può scegliere se accettare o rifiutare la sua stravagante proposta. L’estranea le offre la possibilità di decidere, ed è tutto ciò che Anna desidera: poter sconfiggere la terrificante casualità dell’esperienza umana. Il racconto si muove tra il presente, imprigionato nell’appartamento romano di Alice durante una tempesta eccezionale, e le estati luminose di Bari, in un tempo in cui la famiglia Colonna sembra ancora invincibile. Ho costruito l’estetica del film attorno a un contrasto netto: da una parte uno spazio chiuso, freddo e assediato dall’acqua; dall’altra luoghi ariosi e caldi, pieni di corpi, musica, cibo e promesse. Ma in questa storia anche i ricordi più felici custodiscono già un’inquietudine, che si fa evidente scena dopo scena, contaminando la bellezza di un passato fatto di illusioni. La spirale è la geometria del film. È un’immagine che ritorna ossessivamente a ricordarci l’ineluttabilità del destino, ma è anche la struttura stessa del racconto: ogni capitolo è più breve e concitato del precedente e ci precipita verso un centro che è insieme principio e fine. Ogni scelta riporta Anna al proprio punto d’origine, dove si nasconde la verità che lei non vuole vedere. I corpi sono il luogo in cui questa storia rende visibili i propri segni: corpi che cambiano fioriscono o cedono; e il corpo della protagonista, che invecchia senza riuscire a liberarsi dalla colpa. My Body Is a Cage, cantavano gli Arcade Fire. Siamo case di carne che si trasformano, con la porta chiusa a chiave dall’esterno. Sono molto legato al cinema di genere e mi sono interrogato a lungo su quale fosse il genere di questo film. È certamente una saga familiare, un thriller psicologico, un mystery che svela le proprie carte man mano che si avvicina al finale. Ma è soprattutto una tragedia, non nell’accezione contemporanea e cupa del termine, bensì in quella indicata da Aristotele nella sua Poetica: una forma di racconto che suscita pietà e terrore per condurre lo spettatore alla catarsi. Pietà e terrore, violenza e tenerezza: per me, l’esperienza di questo film nasce esattamente dal loro incontro. E infine c’è la domanda che mi ha guidato durante tutto il percorso: quanto male possiamo compiere, scambiandolo per amore? Nel gioco di luci e ombre della vita, L’Estranea abita proprio quel punto cieco in cui il desiderio di proteggere a tutti i costi chi amiamo può trasformarsi nel modo più feroce di perderlo.»