ALBERTO ANGELA
Le voci (e le anime) di New York
“Ulisse – Il piacere della scoperta” riparte dalla Grande Mela e dalle musiche e dalle canzoni che la raccontano. Un viaggio emozionante che proseguirà in Giappone, a Parigi, e, nella storia, con il racconto di Lucrezia Borgia. Da lunedì 4 maggio, in prima serata su Rai 1
Quale emozione la accompagna nell’inizio di un nuovo viaggio?
Si potrebbe fare l’esempio con il decollo dell’Apollo: ogni nuova stagione è un po’ come un nuovo lancio. Ti trovi lì, dentro alla tua tuta, stai entrando nella navicella e sai di avere dietro un team di grandi professionisti, ma anche di amici, con cui lavori. Devo dire che mi fido tanto di loro e credo che anche loro si fidino di me. Penso che anche questo sia il segreto della riuscita dei nostri programmi, quando c’è un sorriso dietro le telecamere, ce n’è uno anche davanti.
Quali sono le tappe della nuova stagione di “Ulisse”?
Cominciamo con un viaggio a New York con la formula di “sulle note di una città”. Visitiamo i monumenti ma anche quelli invisibili, che tutti abbiamo nel cuore: le canzoni, le colonne sonore, le grandi opere composte in luoghi particolari. Poi ci sarà una puntata sul Giappone, letteralmente dai samurai ai manga, quindi ne avremo una dal titolo “Parigi quarto giorno” che racconta cosa si può vedere nella capitale francese rimanendo un giorno in più dei tre che di solito si dedicano alla visita di una città. Avremo infine una puntata su Lucrezia Borgia, un viaggio commovente nella storia.
Si parte da New York, raccontata attraverso la musica. Cosa la rende unica rispetto ad altri grandi centri musicali?
Ogni città ha una sua voce. Londra, ad esempio, è la patria dei Beatles, di Elton John. New York di voci ne ha altre, a parte i gospel che si possono ascoltare ad Harlem ma anche il jazz e lo swing a Greenwich. New York è Frank Sinatra, a raccontarla solo le musiche dei film “Colazione da Tiffany” (Henry Mancini), de “La febbre del Sabato sera” (Bee Gees), di “C’era una volta in America” (Ennio Morricone). È come entrare nelle case di persone diverse, arredate diversamente ma tutte gradevoli.
Tra tutti i generi musicali nati o cresciuti a New York quale ne rappresenta meglio l’anima?
Non c’è un genere musicale che sia migliore di un altro. I generi sono come i rami di un albero, ognuno ha i suoi frutti. Il fatto che ci sia tanta varietà è decisamente un valore aggiunto, così come un valore aggiunto sono i grandi interpreti, ne cito una per tutti, Madonna. Parliamo di icone, tante anime di una sola città.
Se dovesse associare una sola canzone a New York, quale sceglierebbe?
Ce ne sono tantissime. Dipende dall’epoca, potrei dire “New York New York” di Frank Sinatra e Liza Minnelli, o le sonorità di “Taxy Driver” (Bernard Hermann). “La febbre del sabato sera” (“Night fever”) è New York. Siamo andati nel punto in cui furono girate immagini iconiche del film, come l’inizio, un tempo quello era un quartiere italiano, oggi è cinese. Anche questo mostra come la pelle della città stia cambiando, la musica segue l’evoluzione della città.
L’ha colpita di più la storia di artisti affermati o quella di chi è arrivato a New York inseguendo un sogno, come Madonna agli inizi?
Sicuramente quella di chi arriva in città, lì comincia ed esplode. Persone come Madonna, che arrivano squattrinate e riescono a decollare, ben rappresentano una delle anime di New York. La stessa canzone di Sinatra dice “…you always make it there, you make it anywhere. It’s up to you, New York, New York…”. New York è un trampolino, se hai idee buone decollano.
New York è uno dei set cinematografici per eccellenza. Quanto cinema e musica si influenzano a vicenda nella costruzione dell’immaginario collettivo?
New York dà l’impronta a tanti film che sono ormai entrati nel nostro immaginario, penso a quelli che abbiamo già citato così come a “Central Park” di Woody Hallen, o a “Ghostbuster”. La caserma dei Ghostbuster esiste davvero, non è una finzione cinematografica, ma è operativa, ospita un’unità dei vigili del fuoco, noi la mostreremo. New York è uno dei palcoscenici più forti del cinema.
Qual è la colonna sonora del cinema più iconica per Alberto Angela?
Quella di “C’era una volta in America” composta da Ennio Morricone mi emoziona sempre.
Dopo tanti viaggi e racconti, cosa la sorprende ancora di un luogo?
Gli aspetti nuovi, le atmosfere, gli odori, i tramonti, cose che non vengono mai descritte ma che il tuo cuore scopre.
Quale “gusto” deve lasciare un viaggio?
Delle fotografie che rivedi, le foto sono la parte reale di emozioni vissute. Un viaggio è una costellazione di emozioni che resiste per sempre.
Se vivesse per un lungo periodo a New York, quale quartiere sceglierebbe?
Starei certamente a Manhattan, attorno a Central Park, ma mi sposterei spesso, da Greenwich a Soho. Bisogna però ricordare che New York è carissima, dovrebbe essere un genio della lampada a darti questa possibilità (sorride). Non mi dispiacerebbe stare vicino al Museo di Storia naturale, uno dei luoghi iconici dove ogni volta che vado in città passo ore e ore.