CARTISIA SOMMA
Senza scrupoli per salvarsi: il lato più duro di Sharon
Nella sesta stagione di “Mare Fuori” l’attrice dà volto a una delle new entry più intense: una ragazza che lotta senza regole per trovare la propria strada. Il carcere diventa uno strumento di redenzione. Tra ambizione, conflitti familiari e fragilità nascoste, emerge un personaggio complesso che racconta i giovani senza filtri
Il personaggio che interpreta entra in scena e porta subito scompiglio. Che energia ha?
Sharon è sicuramente un personaggio senza scrupoli, che non le manda a dire. Crea subito delle forti tensioni all’interno dell’IPM. Ha un carattere molto determinato, grintoso, e ostenta questa sua apparente mancanza di paura. Proprio questa attitudine la porta spesso a fare scelte sbagliate, che però, dal suo punto di vista, rappresentano l’unico modo per salvarsi da una vita che sente non appartenerle: quella legata alle sue origini, alla famiglia, al lavoro da pescivendola. È un personaggio complesso, impegnativo, che inevitabilmente crea molti equilibri instabili all’interno della storia.
Cosa le somiglia davvero di Sharon e cosa invece sente distante?
Mi somiglia sicuramente nella determinazione e nella grinta. Siamo entrambe molto forti, molto determinate, con tanta voglia di fare. Quello che invece ci allontana è il modo di pensare e di agire. Sharon è poco empatica, poco sensibile, o almeno è quello che mostra. Io invece sono l’opposto: molto empatica, mi piace mettermi nei panni degli altri, sono molto sensibile. Quindi da un lato mi ritrovo nella sua forza, dall’altro mi sento lontana dal suo modo di vivere le relazioni.
È una ragazza ambiziosa, disposta a tutto. Quanto è stato difficile entrare nella sua parte più dura?
È stata una vera sfida, perché la maggior parte delle scelte del personaggio non le condivido. La cosa più difficile è stata entrare nella testa di una persona disposta davvero a tutto, anche a trascinare nel baratro le sue stesse sorelle. Parliamo di legami di sangue, eppure vediamo Sharon avere con Marika un rapporto molto conflittuale, a tratti anche violento. Mi chiedevo spesso: com’è possibile trattare una sorella in quel modo? Poi ho capito che dovevo accettare fino in fondo la sua logica, entrare nella sua psicologia. Sharon è davvero pronta a tutto, e io dovevo interpretarla con verità.
Come vive, Sharon, il rapporto con le sorelle?
Con Annarella, la più piccola, ha un rapporto quasi materno. Sharon si sente una figura di riferimento per lei, e proprio per questo Annarella rappresenta il suo punto debole. Nei momenti più estremi, probabilmente si fermerebbe per non metterla in pericolo. È l’unico vero limite che ha, perché l’amore che prova per lei è profondo. Con Marika, invece, il rapporto è molto conflittuale, duro, quasi violento. C’è anche una forma di rivalità. Sharon, secondo me, prova una sorta di gelosia nei confronti di Marika, che ha un sogno sano e un vero talento. Sharon non ha né un sogno né una direzione chiara, e questo la destabilizza. Allo stesso tempo ha paura che Marika possa allontanarsi dalla famiglia inseguendo quel sogno, e quindi cerca, anche inconsciamente, di tenerla vicino. È un rapporto fatto di tensione continua, in equilibrio tra ambizione e amore. E a un certo punto ci si chiede fino a che punto si è disposti a spingersi per trattenere qualcuno, anche rischiando di ferirlo.
Entrando a far parte una serie amatissima che atmosfera ha trovato sul set?
Un’atmosfera davvero familiare. Entrare in una sesta stagione di un progetto così forte poteva far pensare a qualcosa di più rigido, più chiuso. Invece è stato tutto molto naturale, molto accogliente. Il cast è composto da ragazzi giovani, e si è creata subito una bellissima sintonia. Siamo diventati davvero un gruppo, quasi una famiglia. Anche la regia e la produzione sono state molto attente e disponibili. Non è scontato trovare un ambiente così, quindi è stato un ingresso davvero speciale.
Ha lavorato anche sul napoletano: è stata una sfida? Si è divertita?
Mi sono divertita tantissimo, anche perché è stata una vera sfida. Non parlavo nemmeno una parola di napoletano. Mi sono preparata con una coach e ho studiato molto: ho visto film, commedie, ho cercato di assorbire il più possibile da ogni fonte. E ho continuato a lavorarci anche durante le riprese, perché non si trattava solo di imparare le battute, ma anche di curare la pronuncia, l’accento, ogni sfumatura. È stato impegnativo, ma anche molto stimolante.
“Mare Fuori” racconta molto bene le fragilità dei giovani. Cosa l’ha colpita di più di questa stagione?
“Mare Fuori” è un progetto importante perché racconta i ragazzi per quello che sono davvero: non eroi, ma persone che sbagliano, tradiscono, amano, hanno paura. In questa stagione emergono tante fragilità, alcune più evidenti, altre più nascoste. Fragilità che a volte faticano a venire fuori, altre che si scontrano con l’ambizione, come accade nel personaggio di Sharon. È proprio questa autenticità la forza della serie: raccontare i giovani in modo vero, senza filtri. Ed è questo, secondo me, l’aspetto più bello del progetto.