MARIA VERA RATTI

Un disordine sorprendente…


«Roberta si prende troppo sul serio, ma la vita la sorprende sempre» racconta l’attrice protagonista di “Roberta Valente. Notaio in Sorrento”, la domenica su Rai 1

 

 

Maria Vera, presenta la “tua” Roberta?

Roberta è un personaggio che, oltre ad avermi molto divertito, mi è stata simpatica fin da subito: le ho voluto bene immediatamente. È una donna con una grande umanità, ma anche con lati di sé che sceglie di non ascoltare. All’inizio non è davvero in ascolto con niente e con nessuno. Ignora se stessa, la persona di cui è innamorata, la vita che la circonda. Si fissa un obiettivo e lo rincorre con ostinazione; nemmeno l’imprevisto riesce a farle cambiare rotta. È determinata, forte — o almeno apparentemente tale — molto capace, e procede dritta per la sua strada. È il notaio più giovane d’Italia, precisa, rigorosa, quasi una “secchiona”. Si prende molto sul serio, non ha grilli per la testa.

Cosa succede quando torna a Sorrento?

Succede che fa incontri decisivi. Ritrova Stefano, il ragazzo di cui è innamorata, ma comincia a guardarlo con occhi diversi. Il suo disordine, il suo modo di essere, la portano gradualmente ad aprirsi a ciò che ha intorno. Poi ci sono Vito (il personaggio di Erasmo Gensini), che inizialmente crede di conoscere bene ma che invece ha molto da insegnarle, e Leda (interpretata da Flavia Gatti): l’incontro più emotivamente potente per Roberta, perché è proprio ciò di cui ha più bisogno. È lei a smuoverla, a cambiarla in profondità e ad avvicinarla a se stessa.

Quanto c’è di Maria Vera in questo personaggio?

Credo sia impossibile prescindere da me stessa quando interpreto un ruolo. Sono il tramite di questo personaggio, quindi inevitabilmente una parte di me c’è, anche se io e Roberta siamo molto diverse: io sono ordinata nel lavoro, ma decisamente disordinata nel resto (ride). Per quanto riguarda gli stati d’animo, ci sono arrivata per empatia: il nostro lavoro è raccontare l’esperienza umana. Raccontare la crescita di una persona che, attraverso gli imprevisti della vita, si avvicina a se stessa è un privilegio enorme. E farlo entrando nelle case di tutta Italia lo rende un privilegio doppio.

E cosa succede quando decide di tornare a casa, alle sue radici?

Incontra persone che la mettono in crisi. Ed è proprio questa crisi a costringerla a guardarsi dentro, a smettere di voler controllare tutto e a iniziare a lasciarsi portare, almeno in parte, da ciò che la vita le propone.

Rigida sì, ma anche piuttosto comica…

È il suo modo di stare al mondo. Interpretarla è stato anche molto istintivo: già dal primo provino le sue battute mi facevano ridere. La comicità nasce dal contrasto tra quanto lei si prenda sul serio e le situazioni, spesso quasi paradossali, in cui la vita la mette. Ed è qualcosa di molto vero: capita spesso di prendersi troppo sul serio, e la vita risponde con una certa ironia.

Cosa l’ha divertita di più interpretandola?

Proprio questo suo prendersi così sul serio. Interpretare un personaggio del genere può essere liberatorio e anche un po’ bizzarro, perché lei non contempla alternative, non lascia spazio all’imprevisto — eppure la vita riesce comunque a travolgerla. Portare in scena questo scarto è stato molto divertente.

Che ruolo ha Sorrento nella storia?

È fondamentale. Oltre alla sua bellezza mozzafiato, introduce un elemento di disordine nella vita di Roberta. Lei arriva da Milano, una città perfettamente in linea con il suo rigore, quasi con il suo stakanovismo. Sorrento, invece, è più caotica, più vitale, e proprio per questo accende in lei qualcosa di nuovo, una scintilla. Questo “disordine bellissimo” è il cuore del suo percorso.

Com’è stato lavorare con Alessio Lapice?

C’è stato molto dialogo: è un attore preparato e preciso, e confrontarsi con lui sulle scene è stato stimolante. Si è creato uno scambio molto bello, che ci ha aiutato ad arricchire ulteriormente la storia.