MARIA LATELLA

Dialoghi per leggere il presente

 

Con “La sfida delle idee. Sei voci della cultura internazionale raccontano il tempo che viviamo”, pubblicato da Rai Libri, Maria Latella attraversa economia, comunicazione, media, narrativa, giustizia e pensiero religioso in sei conversazioni con Haim Baharier, Jérôme Fenoglio, Camilla Läckberg, Jacques Séguéla, Scott Turow, Martin Wolf. Interviste lontane dai tempi compressi dei talk show e dei social, che restituiscono profondità al pensiero e al confronto. Il volume è stato presentato l’11 marzo a Roma alla Libreria Mondadori della Galleria “Alberto Sordi”, con lo storico Marc Lazar e con lo scrittore e magistrato Giancarlo De Cataldo

 

 

 

Nel libro attraversa temi molto diversi: cultura, economia, comunicazione, narrativa, pensiero religioso. Qual è la domanda di fondo che unisce tutte queste conversazioni?

La domanda di fondo è quella sintetizzata dal titolo: “La sfida delle idee”. Abbiamo cercato, attraverso questo ciclo di interviste con i protagonisti del libro, di individuare alcuni punti di riferimento per comprendere il tempo che stiamo vivendo. Viviamo un momento molto confuso, nel quale la realtà sembra frantumarsi ogni giorno e in molti momenti abbiamo quasi la sensazione di perdere il terreno sotto i piedi, perché tutto cambia vorticosamente. La guerra in Ucraina ha aperto scenari che forse non immaginavamo neppure poco tempo fa. A questo si sono aggiunte altre tensioni e altri scenari internazionali che rendono ancora più difficile orientarsi. In questo contesto ho scelto sei interlocutori molto diversi tra loro per esplorare le idee che queste persone, tutte molto significative nei rispettivi campi, hanno maturato nel corso della loro esperienza. Abbiamo parlato di economia con Martin Wolf, definito dal Washington post il miglior giornalista economico, con il quale abbiamo affrontato molti temi, da Donald Trump fino al ruolo delle grandi piattaforme tecnologiche. Abbiamo parlato del rapporto tra politica e marketing con Jacques Séguéla, uno dei più importanti pubblicitari europei, che ha segnato profondamente la comunicazione politica dagli anni Ottanta in poi. Abbiamo affrontato il futuro dei media con Jérôme Fenoglio, direttore di “Le Monde”. Il tema del male e del fascino che esercita nella narrativa con Camilla Läckberg, una delle scrittrici crime più lette in Europa. Con Scott Turow, autore americano di legal thriller, abbiamo discusso i dilemmi della giustizia e della responsabilità morale. Infine, proprio perché viviamo un tempo molto confuso, abbiamo esplorato il senso della religione con Haim Baharier, studioso del Talmud e interprete del pensiero ebraico.

Ha parlato con scrittori, economisti, studiosi e comunicatori. Che cosa li unisce, nonostante percorsi così diversi?

Sono tutte figure di grande autorevolezza nel loro campo. Martin Wolf uno dei più importanti giornalisti economici del mondo. Camilla Läckberg non è soltanto un’autrice che ha venduto milioni di copie, ma è anche una scrittrice capace di analizzare il contesto sociale nel quale vive. Con lei abbiamo parlato anche della nuova realtà svedese. La Svezia è sempre stata considerata un paese ideale, quasi un modello perfetto di società, ma negli ultimi anni sta mostrando anche molte fragilità. È un paese nel quale si registrano numeri significativi di femminicidi, nonostante sia stato a lungo considerato un esempio per quanto riguarda la parità di genere. È un paese che affronta problemi legati alla criminalità e alle nuove migrazioni, temi che riguardano anche molti paesi del Mediterraneo. Il suo contributo è stato quindi molto interessante, perché ci ha restituito l’analisi di una persona che non è soltanto una grande narratrice ma anche un’osservatrice molto attenta della realtà del proprio paese.

Che cosa lega Camilla Läckberg a Scott Turow, due autori molto diversi tra loro?

Entrambi conoscono molto bene i loro lettori e sanno raggiungerli raccontando storie che non sono soltanto intrattenimento, ma che permettono anche di far circolare delle idee. Con Scott Turow, per esempio, abbiamo affrontato un dilemma morale molto forte. La domanda che lui pone è molto semplice e allo stesso tempo molto inquietante: se un figlio fosse accusato o sospettato di aver commesso un crimine grave, come si comporterebbe un padre o una madre? Turow sostiene una cosa molto provocatoria. Dice che non crede a chi afferma che direbbe sempre la verità. Secondo lui, in quella situazione si entra in un conflitto profondo tra il senso della giustizia e l’amore per un figlio. È un dilemma che riguarda tutti e che mette in discussione l’idea stessa di responsabilità morale.

Nel libro si parla anche del futuro dei media con Jérôme Fenoglio. Che cosa emerge da quella conversazione?

È una conversazione molto interessante perché Le Monde è uno dei quotidiani più autorevoli al mondo e ha attraversato la crisi dell’editoria in modo molto particolare. Fenoglio racconta come il giornale sia riuscito non soltanto a resistere, ma addirittura ad aumentare il numero dei suoi lettori e degli abbonati. Questo mentre altri grandi giornali internazionali hanno dovuto affrontare difficoltà molto serie. Abbiamo parlato proprio di questo: del presente e del futuro dei media e delle strategie che hanno permesso a Le Monde di attraversare la crisi dell’editoria mantenendo credibilità e autorevolezza.

Sono conversazioni non compresse dai tempi dei talk show e ancora più dei social e della comunicazione attuale. Che cosa cambia quando il pensiero ha davvero il tempo di svilupparsi?

Cambia moltissimo. Queste conversazioni non avrebbero mai avuto la stessa intensità se si fossero svolte in un talk show. In televisione i tempi sono necessariamente molto compressi e bisogna dare spazio a tutti. In questo caso invece abbiamo avuto anche un’ora e mezza di conversazione con ciascun interlocutore. Questo ha permesso di affrontare temi molto complessi con una profondità che altrimenti non sarebbe stata possibile. Parliamo di questioni come la giustizia e la società americana oggi, il mondo economico nell’epoca di Trump, il rapporto tra marketing e politica negli ultimi quarant’anni, il senso del male e il motivo per cui ci affascina nella narrativa. Già solo il tema del presente e del futuro dei media potrebbe essere l’argomento di un libro intero. In questo caso è diventato una conversazione che ha restituito la chiarezza del percorso che un grande giornale come Le Monde ha scelto di intraprendere. In un mondo così confuso, avere davanti una visione chiara è qualcosa di molto prezioso.

Dopo aver ascoltato queste sei voci così diverse, qual è l’idea che personalmente le sembra più urgente difendere oggi?

La necessità di confrontarsi davvero con le idee. Viviamo in un tempo in cui si scorrono continuamente contenuti sui social, passando da un’opinione all’altra senza il tempo di riflettere. Il confronto con persone che hanno dedicato anni di studio e di lavoro ai temi di cui parlano è completamente diverso. Le sei persone che sono in questo libro hanno riflettuto per molto tempo sugli argomenti che affrontano. Non parlano sull’onda dell’emozione o dell’immediatezza di un commento online. Hanno maturato un pensiero nel corso degli anni. In una fase di grande incertezza come quella che stiamo vivendo, confrontarsi con le idee di persone che hanno riflettuto a lungo su questi temi può essere un aiuto importante.

Oggi il dibattito pubblico sembra spesso uno scontro tra posizioni inconciliabili. È davvero così polarizzato oppure esistono ancora spazi per un confronto reale e per tempi più lunghi di riflessione?

Dipende molto dall’offerta. Se non si offre mai al pubblico la possibilità di conoscere un metodo diverso, di affrontare un argomento con tempi più distesi e con una conversazione più approfondita rispetto al ritmo frenetico dei media di oggi, non potremo mai sapere se quello spazio esiste davvero oppure no.