Irene Giancontieri
Una ricerca continua
La giovane attrice racconta il suo esordio in “Don Matteo”, il rapporto con Nino Frassica, la costruzione del personaggio di Caterina, l’importanza del teatro e dello studio, il valore della tecnica e della ricerca costante. Tra ansia, comicità e consapevolezza, emerge il ritratto di una giovane interprete che vede il mestiere dell’attore come un percorso di crescita artistica e umana, oltre la visibilità e i numeri. Il giovedì in prima serata Rai 1
“Don Matteo” è il suo primo grande ruolo televisivo. Entrare in una serie così amata e longeva, con un pubblico molto affezionato, dev’essere stato un bel salto. Com’è stato?
È il mio primo ruolo in assoluto davanti a una telecamera, un’emozione enorme. All’inizio ero molto spaventata, venivo dall’Accademia e mi trovavo accanto a colleghi con molta più esperienza di me. Alcuni arrivavano dal Centro Sperimentale, altri dalla Silvio D’Amico… insomma, avevano tutti già fatto qualcosa prima. Ero l’unica davvero “alla prima volta”, ma questa differenza non si è mai sentita, non me l’hanno mai fatta pesare. Mi sono inserita in modo molto naturale, quasi camaleontico, grazie a un gruppo di lavoro incredibilmente accogliente. Tutti i reparti – attori, regia, troupe – sono stati calorosissimi. Questo mi ha aiutata tantissimo a sentirmi tranquilla e a prendere confidenza.
Ha condiviso molte scene con Nino Frassica ed Eugenio Mastrandrea…
Sì, soprattutto le scene in caserma. Ho iniziato subito, dai primi ciak con loro e questo mi ha aiutato molto, perché mi sono adattata, ho seguito il loro ritmo. Anche il personaggio di Caterina è nato così, nel confronto con loro. All’inizio è stato un vero vortice televisivo, sei scene al giorno sono tante, un tour de force massacrante (ride). Ero tesissima, ma piano piano mi sono sciolta. Loro sono stati carinissimi fin da subito.
Nino Frassica è un artista a 360 gradi. Com’è stato lavorare accanto a quello che possiamo definire un maestro?
È stato stupendo. Il percorso di Caterina è molto simile al mio: lei esce dall’Accademia dei Carabinieri, io dall’Accademia di recitazione. Entrambe ci ritroviamo in un mondo nuovo, piene di paure. E c’è Nino che, in scena e fuori, mi guidava, ha creduto in me immediatamente. Il provino l’ho fatto proprio con lui, è stato il primo a respirare la mia attorialità, sul set, poi, lavoravamo sempre insieme: trucco, prove, cambiamenti alle scene. Questo ha creato un legame fortissimo, io non faccio ridere “di mio”, la comicità nasce dalla reazione a lui. Nino è l’istrionico, io la spalla. È una dinamica che si è creata in modo naturale e che poi è diventata anche un rapporto umano molto bello.
Parliamo di Caterina Provvedi…
Caterina è una giovane marescialla, appena uscita dall’Accademia. È alle prime armi, non solo professionalmente ma anche emotivamente. Ha 25 anni, ma dentro è molto più piccola: è ansiosa, emotivamente “accesa”, per niente fredda. Nelle situazioni di panico perde il controllo. All’apparenza sembra avere una vita lineare, ma in realtà ha un passato che verrà svelato nel corso della serie. È un personaggio molto umano.
Cosa l’ha legata a lei?
Tantissimo. Mi ricorda me durante l’adolescenza: ansiosa, forse più di me (ride), ambiziosa, fragile. Interpretarla mi ha permesso di esplorare una parte di me anche buffa e comica. Giocare sulle sue fragilità, sulla sua purezza, sul suo essere candida mi ha divertito molto. È un personaggio tridimensionale: può essere agitata, ma anche calma, forte e vulnerabile. Mi sono rivista molto in lei.
Che cosa ha rappresentato “Don Matteo” in questo momento della sua vita?
È stato fondamentale. È un codice molto specifico, quello della fiction, e “Don Matteo” ha ritmi serratissimi. Imparare a stare dentro questo meccanismo mi ha dato una sicurezza enorme, che secondo mi sarà molto d’aiuto anche quando dovrò affrontare ruoli al cinema. Ora il mio rapporto con la macchina da presa è cambiato: non mi spaventa più, so bene dove guardare, sento la luce, sono più consapevole tecnicamente. È un’esperienza immersiva che mi porterò dietro per sempre. E poi non avrei mai pensato di esordire con un ruolo comico. Uscivo dall’Accademia con un’idea molto “pesante” del mestiere, mentre questo lavoro mi ha insegnato che si può essere leggeri senza essere superficiali. Dare spessore alla leggerezza è difficilissimo, ma bellissimo.
Nella sua formazione c’è molto teatro. Quanto è importante?
È fondamentale. Il teatro dà struttura, rigore, consapevolezza, non basta avere solo un viso carino: recitare significa saper dire bene le battute, saper reagire, saper costruire una scena. Il lavoro sulle battute, sul ritmo, sullo sguardo… tutto questo viene dallo studio. L’Accademia ti lascia delle competenze che poi si vedono, anche in televisione e al cinema.
Cosa cerca dal suo lavoro?
La ricerca continua. Un attore non deve mai smettere di cercare, anche le più grandi, come Cate Blanchett o Meryl Streep, non smettono mai. Mi auguro di poter interpretare ruoli sempre diversi, anche lontani da me. Sarebbe bellissimo se qualcuno mi dicesse: “Secondo me puoi fare anche questo”, magari un villain, rompendo gli stereotipi. Preferisco sentirmi dire “che bel lavoro” piuttosto che “che bella sei”. Il resto viene dopo.
E il rapporto con la visibilità e i social?
La visibilità aiuta, è inutile negarlo, ma non deve essere il fine. Io spero sempre di incontrare persone che abbiano fiducia nell’attore che hanno davanti, come è successo a me con “Don Matteo”. Se ci si concentra solo sull’immagine, ci si limita. L’immagine è importante, certo, ma deve essere al servizio del lavoro.
È anche una persona molto sportiva. Quanto conta lo sport per un’attrice?
Tantissimo, perché il corpo è fondamentale, ancor prima della parola. Un fisico allenato è vivo, e si vede anche in camera. Se un giorno dovessi fare un film d’azione, sarei pronta.
La sua famiglia come ha reagito alla scelta di fare l’attrice?
L’hanno sempre saputo. Da piccola volevo fare musical, quindi erano preparati. Quando il sogno si è avvicinato davvero, un po’ di paura c’è stata, ma mi hanno sempre sostenuta.
Progetti futuri?
Sto facendo un po’ di provini, come tutti, spero di tornare presto a teatro e di non abbandonarlo mai.