Matteo Martari

Quando l’amore mette alla prova la medicina

 

 L’attore, protagonista della terza stagione di Cuori, racconta un equilibrio sempre più fragile tra sentimenti e professione. Ambientata nella Torino dei primi anni Settanta, la serie torna da domenica 1° febbraio in prima serata su Rai 1, intrecciando storie personali, passaggi storici realmente accaduti e una grande storia d’amore

 

 

Siamo alla terza stagione, in che momento umano e professionale troviamo Alberto Ferraris?

All’inizio della stagione Alberto si trova in un momento di apparente realizzazione. È ormai noto che Delia e Alberto si sposano, li incontriamo in una fase di equilibrio, felici. Dal punto di vista professionale, però, Alberto resta un uomo in continua ricerca. Ma è solo l’inizio: entrambi dovranno affrontare nuove situazioni che rimetteranno tutto in discussione. Sarà interessante vedere come cercheranno di risolvere i nuovi quesiti che la vita porrà loro davanti.

Quanto un’esperienza forte come la malattia, che entra anche nella sfera familiare, cambia il modo di essere medico?

Esiste un protocollo reale, sia in medicina sia in chirurgia, secondo cui i medici non possono curare persone a cui sono emotivamente molto legati. Questo proprio per evitare un coinvolgimento emotivo che potrebbe compromettere la lucidità tecnica e professionale. Già all’inizio della stagione il rapporto tra Alberto e Delia entra infatti in una fase nuova, più complessa e meno idealizzata.

Che tipo di coppia diventano?

Una coppia appassionata, che segue i passaggi tipici di molte relazioni. Tentano di avere dei figli e cercano di costruire una famiglia, che rappresenta per loro un progetto importante. Alberto, però, sarà turbato anche dall’incontro con una giovane paziente.

Difficile tenere separati cuore e professione…

Per Alberto è difficile fin dall’inizio. Nelle prime due stagioni lo abbiamo visto diviso tra la professione, l’amore per Delia e, contemporaneamente, il matrimonio con Karen e il figlio avuto con lei. Mantenere un equilibrio tra vita privata e vita professionale è complesso, ed è qualcosa in cui credo tutti possiamo riconoscerci. Anche Alberto non è immune da questo conflitto.

La serie è ambientata negli anni Settanta, in un’Italia in piena trasformazione sociale e culturale. Quanto questo contesto influenza il personaggio?

Il contesto influenza tutta la serie. È sempre stato un grande desiderio del regista Riccardo Donna e della produzione raccontare un’epoca e, all’interno di essa, entrare nel dettaglio delle dinamiche umane. L’epoca influisce su tutto: sui personaggi, sul racconto, sulla storia, sul costume.

Come si trova a vivere questa ambientazione anni Settanta? Cosa ritrova di sé e cosa le piace di più?

È una fortuna poter assaporare un periodo che, nella mia vita personale, non ho vissuto, perché sono nato almeno una decina d’anni dopo. È un’occasione di scoperta, un piacere calarsi in un’epoca a noi sconosciuta. In un certo senso funge anche da vettore culturale, perché permette di riscoprire un modo di stare al mondo, un costume. La società si muoveva in un certo modo e, di conseguenza, anche i personaggi.

Anche l’arrivo del nuovo primario avrà un peso?

Con il suo arrivo alcuni passaggi storici verranno scanditi in modo molto chiaro. Sarà curioso vedere come questo influenzerà il racconto.

Dopo diverse stagioni, cosa sente di avere in comune con Alberto Ferraris e cosa invece vi divide nettamente?

In realtà ci divide tutto. È un personaggio a cui voglio bene, al quale sono legato dal punto di vista interpretativo, ma non c’è altro che ci accomuni. Abbiamo fatto scelte di vita completamente diverse, in epoche diverse. L’unico vero punto di contatto è il fatto che sono io a interpretarlo.

Se dovesse raccontare “Cuori” a chi non l’ha mai vista, perché vale la pena seguirla…

Perché è un racconto romantico bellissimo e affascinante, una storia d’amore travolgente. È anche un lavoro corale, e in ogni linea narrativa ciascuno può ritrovare qualcosa di sé. Questa è una delle grandi forze della serie. Inoltre, all’interno della cornice ospedaliera, vengono affrontati passaggi storici realmente accaduti. Nella prima stagione, ad esempio, il racconto del primo trapianto di cuore è stato molto fedele ai fatti storici. “Cuori” permette allo spettatore non solo di emozionarsi, ma anche di scoprire e conoscere. Tutto ciò che oggi viene utilizzato nelle sale operatorie nasce in quegli anni. Macchinari e strumenti sono ancora in uso, magari con materiali e tecniche più evolute, ma l’invenzione risale a quel periodo. La serie racconta tutto questo attraverso grandi storie d’amore, e quella tra Delia e Alberto è scritta davvero a lettere maiuscole.