La Preside

Elogio della speranza

 

«La scuola può salvare una vita?» È la domanda alla base de La Preside, la nuova serie originale con Luisa Ranieri, presentata in anteprima ad Alice nella Città, dal 12 gennaio in prima serata Rai 1

 

 

Al centro del racconto una intensa e straordinaria Luisa Ranieri, nei panni di una dirigente scolastica appassionata e combattiva, e la “sua” scuola, un presidio di resistenza civile immerso in un contesto difficile, dove ogni studente che resta in classe rappresenta una conquista, un passo concreto verso il riscatto educativo e sociale di un intero territorio. Accanto a lei ci sono i “suoi” ragazzi, portatori di storie complesse, sogni fragili, passioni brucianti, canzoni e ferite aperte. Liberamente ispirata alla vicenda reale di Eugenia Carfora, preside di Caivano divenuta simbolo di coraggio e determinazione nella lotta contro l’abbandono scolastico, la serie racconta la missione di una donna visionaria e ostinata che, al suo primo incarico, sceglie consapevolmente di guidare l’Istituto Anna Maria Ortese di Napoli: una scuola segnata dal degrado e dall’emarginazione, stretta nel cuore di una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, ma pronta a diventare un luogo di rinascita e speranza. Una vicenda potente e attuale, che restituisce valore al ruolo della scuola come presidio di legalità, speranza e futuro. È possibile salvare i ragazzi da un destino di criminalità e analfabetismo attraverso la scuola? Anche quando non vogliono essere salvati? Eugenia Liguori, 47 anni, ha un entusiasmo travolgente e un’incapacità totale di arrendersi, convinta che il cambiamento sia possibile. È per questo che, al suo primo incarico da preside, sceglie l’Istituto Anna Maria Ortese di Napoli: un vero inferno in terra. Situato nel cuore di una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, l’Ortese è tristemente noto per l’assenteismo cronico degli studenti e per una carenza assoluta di risorse. Ma ciò che per chiunque altro sarebbe una sfida disperata, per Eugenia diventa una missione. Come ama ripetere: «quando le cose sono così brutte, è facile immaginarle più belle». Determinata a salvare quei ragazzi, Eugenia segue solo il proprio istinto, infrange le regole e si espone continuamente al pericolo, sostenuta unicamente dal suo entusiasmo contagioso. L’unico a condividere i suoi metodi è Vittorio, un insegnante di italiano appena arrivato dal Nord, affascinato dalla storia e dalla fama dell’Ortese.

Il commento del regista Luca Miniero

«Con “La Preside” ho avuto la possibilità di portare sullo schermo l’eccezionale storia della dirigente scolastica Eugenia Carfora, che con la determinazione di un’eroina ha creato un istituto superiore d’avanguardia a Caivano, proprio laddove la dispersione scolastica e la criminalità tra i giovani registrano numeri altissimi. Sono proprio i ragazzi il carburante che alimenta la preside nonostante le numerosissime difficoltà; i giovani sono il futuro, e ogni minuto perso è un ragazzo in meno sui banchi di scuola. Se lo ripete come un mantra la protagonista, e la sua tenacia e frenesia si esprime attraverso l’ampio utilizzo della macchina a mano, che la segue senza sosta tra le mura di una scuola che con forza e coraggio rimette in sesto giorno dopo giorno, coinvolgendo inevitabilmente anche lo spettatore. Quando la macchina si ferma invece, cogliamo le fragilità e le conseguenze emotive di un lavoro estenuante, con sfide che continuano anche tra le mura di casa. La fotografia di Francesco Di Pierro arricchisce di spessore e calore anche gli ambienti più brutali, ricercando la poesia attraverso tinte naturali. La dualità tra le due vite della protagonista, quella lavorativa e quella privata, sono sottolineate da una precisa scelta delle location: da un lato la famiglia a Portici, placida e con il suo sfogo sul mare, dall’altra San Giovanni a Teduccio (qui nelle vesti di Caivano), piena di ombre, misteriosa e affascinante. Il lavoro di scenografia di Giada Esposito è stato determinante per raccontare questa storia di speranza. La scuola, il cuore pulsante della vicenda, è il segno tangibile e visibile che le cose si possono cambiare: un pezzo alla volta la vediamo trasformarsi da discarica a moderno istituto superiore, e così anche i suoi studenti, contagiati dalla voglia di migliorarsi.

La serie è un racconto corale, e gli attori di questo incredibile cast hanno giocato un ruolo fondamentale nel dare verità e calore ad ogni personaggio, anche grazie ai costumi di Chiara Ferrantini che ne completano il ritratto. Luisa Ranieri, con cui avevo già lavorato, rappresenta perfettamente l’intricato spettro emotivo di questa forza della natura, e con lei Alessandro Tedeschi, Daniela Ioia, Enzo Casertano e Ivan Castiglione, che sono solo alcuni dei nomi che permettono a questa grande storia di arricchirsi di emozioni. Tra i giovani spicca l’ormai nota Ludovica Nasti, qui affiancata da un coro di nomi nuovi che riempiono lo schermo con il loro piglio fresco e talento.»